Allenamento a Intervalli per Bruciare Grassi: Tutto Quello che Devi Sapere (e Nessuno Ti Ha Mai Spiegato)

Allenamento a Intervalli per Bruciare Grassi: Tutto Quello che Devi Sapere (e Nessuno Ti Ha Mai Spiegato)

Venti minuti. Sudore che cola, cuore che batte a mille, fiato corto. Poi dieci secondi di respiro. E si ricomincia. Se hai mai provato un allenamento HIIT, sai già di cosa stiamo parlando. Se non l’hai ancora provato, probabilmente ti sei chiesto: ma funziona davvero meglio di una corsa di un’ora? Vale davvero la pena soffrire così tanto, per così poco tempo?

La risposta è sì. E la scienza ne ha le prove.

L’allenamento a intervalli per bruciare grassi — noto in tutto il mondo come HIIT, acronimo di High-Intensity Interval Training — è oggi uno dei metodi più studiati e raccomandati per migliorare la composizione corporea in modo efficiente. Non è una moda. Non è il solito programma che promette tutto e mantiene niente. È un approccio all’esercizio fisico supportato da decenni di ricerche su migliaia di soggetti, che funziona per ragioni biologiche molto precise.

In questo articolo scoprirai come funziona davvero l’allenamento a intervalli, perché il corpo brucia grassi non solo durante la sessione ma nelle ore successive, come strutturare un programma efficace per qualsiasi livello di forma fisica, e quali errori quasi tutti commettono quando lo provano per la prima volta. Alla fine, avrai tutto ciò che ti serve per iniziare — o per farlo finalmente nel modo giusto.

Nota: prima di intraprendere qualsiasi programma di allenamento ad alta intensità, è consigliabile consultare il proprio medico, in particolare se si hanno patologie cardiovascolari, articolari o si è rimasti a lungo sedentari.


Cosa È Davvero l’Allenamento a Intervalli (e Cosa Non È)

Partiamo dalle basi, perché c’è molta confusione.

L’allenamento a intervalli è un metodo di esercizio che alterna fasi di sforzo elevato a fasi di recupero — attivo o passivo — in modo sistematico e ripetuto. Nell’HIIT specificamente, le fasi di lavoro richiedono uno sforzo pari all’80-95% della frequenza cardiaca massima: un’intensità a cui non è possibile parlare normalmente, si sente bruciore muscolare, e ogni secondo conta.

Il principio è semplice ma il meccanismo è potente: lavorando vicino al proprio limite fisico per periodi brevi, il corpo riceve uno stimolo metabolico e cardiovascolare molto più intenso rispetto a un’attività moderata prolungata. Poi, nei dieci-trenta secondi di recupero, il sistema si “resetta” quanto basta per ricominciare. E ogni ripetizione di questo ciclo lascia un’impronta fisiologica sempre più profonda.

L’HIIT non va confuso con il generico “interval training” a intensità moderata, né con il circuit training tradizionale. La parola chiave è alta intensità: senza quella, si perde la maggior parte dei benefici specifici di questo metodo. Non si tratta di fare esercizi veloci. Si tratta di avvicinarsi davvero al proprio massimo sforzo tollerabile.

Il metodo ha origini lontane — già negli anni ’60 gli allenatori di atletica lo usavano per i corridori di livello olimpico — ma è con lo studio del professor Izumi Tabata nel 1996, al National Institute of Fitness and Sports di Tokyo, che l’allenamento a intervalli è entrato nella letteratura scientifica mainstream. Tabata dimostrò che quattro minuti del suo protocollo (8 cicli da 20 secondi di lavoro massimale e 10 secondi di recupero) quattro volte a settimana miglioravano la capacità aerobica più di un’ora di cardio moderato eseguita cinque volte a settimana — e in più incrementavano anche la capacità anaerobica, che il cardio tradizionale non tocca.


La Scienza Dietro il Brucia-Grassi: EPOC, Mitocondri e Ormoni

Perché l’allenamento a intervalli brucia più grassi rispetto al cardio tradizionale a intensità costante? La risposta non è semplice, e dipende da almeno tre meccanismi distinti che agiscono in sinergia.

Il Fenomeno EPOC: Continui a Bruciare Dopo la Doccia

Il più noto tra questi meccanismi è l’EPOC — Excess Post-exercise Oxygen Consumption, ovvero il consumo di ossigeno in eccesso dopo l’allenamento. Dopo una sessione intensa, il corpo deve fare i conti con un debito fisiologico enorme: ripristinare le riserve di glicogeno, riparare le microlesioni muscolari, ristabilire l’equilibrio ormonale, smaltire il lattato accumulato, normalizzare temperatura corporea e frequenza cardiaca. Tutto questo richiede energia — energia che viene ricavata prevalentemente dall’ossidazione dei grassi.

Il risultato concreto? Dopo una sessione di allenamento a intervalli ad alta intensità, il metabolismo rimane elevato per ore. Uno studio pubblicato sul Journal of Applied Research ha documentato che i soggetti che avevano eseguito HIIT bruciavano 457 calorie nelle 24 ore successive all’allenamento, nonostante ne avessero consumate solo 112 durante la sessione. L’effetto afterburn è reale, misurabile, e superiore a quello di qualsiasi forma di cardio tradizionale.

È importante essere onesti: l’EPOC non dura giorni e non trasforma il corpo in una fornace inarrestabile. Gli studi più rigorosi indicano che l’effetto si concentra nelle prime ore dopo l’allenamento. Ma anche una spinta metabolica di 200-300 calorie extra, moltiplicata per tre sessioni settimanali, produce un effetto cumulativo significativo nel corso di settimane e mesi.

La Biogenesi Mitocondriale: Costruire i “Forni” del Grasso

I grassi non bruciano ovunque nel corpo: bruciano nei mitocondri, gli organelli cellulari che producono energia. Più mitocondri si hanno, e più grandi e efficienti sono, maggiore è la capacità dell’organismo di ossidare i lipidi — incluso il grasso corporeo in eccesso.

L’allenamento a intervalli ha un effetto documentato su PGC-1α, un recettore proteico considerato il principale regolatore della biogenesi mitocondriale nel muscolo scheletrico. In parole più semplici: l’HIIT segnala alle cellule muscolari di produrre più mitocondri e di renderli più efficienti. Con il tempo, questo adattamento trasforma il corpo in un sistema più capace di bruciare grassi — non solo durante l’esercizio, ma anche a riposo.

Il cardio tradizionale a intensità moderata produce adattamenti simili, ma richiede volumi di allenamento molto più elevati per ottenere risultati comparabili. È qui che l’efficienza temporale dell’HIIT diventa decisiva.

Gli Ormoni: Adrenalina, GH e Sensibilità Insulinica

Durante i picchi di intensità, il corpo rilascia adrenalina e noradrenalina in quantità significative — ormoni che attivano direttamente la lipolisi, ovvero la demolizione del grasso immagazzinato nelle cellule adipose per ricavarne acidi grassi liberi da utilizzare come carburante. L’ormone della crescita (GH) subisce anch’esso un’impennata nelle sessioni ad alta intensità, favorendo l’utilizzo dei grassi e la preservazione della massa muscolare.

Un altro beneficio ormonale spesso trascurato è il miglioramento della sensibilità insulinica. L’HIIT migliora la capacità dei muscoli di captare il glucosio in risposta all’insulina, riducendo i livelli di insulina circolante. Poiché l’insulina alta inibisce la lipolisi, migliorarne la sensibilità crea un ambiente ormonale più favorevole alla mobilizzazione e all’ossidazione dei grassi — anche nelle ore di riposo.


HIIT vs Cardio Tradizionale: Cosa Dicono gli Studi

La domanda che tutti si pongono prima di buttarsi nel mondo degli intervalli: vale davvero la pena? Non è più semplice (e meno faticoso) fare una corsa di quaranta minuti?

La risposta dipende da cosa si ottimizza.

Una meta-analisi pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, che ha analizzato i risultati di 36 studi su oltre mille soggetti, ha concluso che chi pratica allenamento a intervalli ad alta intensità ottiene una perdita di peso superiore del 28,5% rispetto a chi si allena con cardio moderato continuo. Non perché brucia necessariamente più calorie durante la sessione — spesso è il contrario — ma per effetto dell’EPOC e delle modificazioni metaboliche post-allenamento.

Una revisione sistematica pubblicata sulla rivista Sports Medicine nel 2018, che ha incluso 39 studi, ha documentato che l’HIIT riduce significativamente la massa grassa addominale e viscerale — quella più pericolosa per la salute cardiovascolare e metabolica.

Una meta-analisi del 2023 su un totale di 29 studi randomizzati e controllati ha rilevato che, rispetto al cardio moderato continuo, l’allenamento a intervalli produce risultati significativamente migliori in termini di circonferenza vita e percentuale di massa grassa, con un miglioramento superiore anche del VO2max, cioè la capacità cardio-respiratoria massima. Un vantaggio in meno tempo.

Un dato rilevante per chi ha poco tempo: una revisione del Journal of Physiology (2021) ha dimostrato che sessioni HIIT di meno di 15 minuti migliorano gli indicatori di salute cardio-respiratoria in modo analogo — o talvolta superiore — rispetto a sessioni più lunghe. Nello stesso solco, l’analisi su 424 adulti sovrappeso citata da Nike ha evidenziato che HIIT e cardio moderato riducono grasso corporeo e girovita in misura comparabile, ma il primo richiede circa il 40% di tempo in meno.

La conclusione della scienza non è che il cardio tradizionale sia inutile — è che l’allenamento a intervalli è più efficiente. E per chi ha poco tempo, o si annoia a fare la stessa cosa per quaranta minuti, questo è un vantaggio enorme.


I Protocolli Principali: Quale Scegliere

Non esiste un unico modo di fare HIIT. Esistono diversi protocolli, ciascuno con struttura, durata e obiettivi specifici. Conoscerli permette di scegliere quello più adatto al proprio livello e ai propri obiettivi.

Il Protocollo Tabata: Quattro Minuti che Cambiano il Corpo

Il più famoso e il più studiato. Ogni round Tabata consiste in 8 cicli di 20 secondi di sforzo massimale seguiti da 10 secondi di recupero passivo: 4 minuti in totale. Lo studio originale di Tabata (1996) ha dimostrato che questo protocollo, eseguito 4 volte a settimana, migliora simultaneamente capacità aerobica (+10% di VO2max) e anaerobica (+28% di potenza anaerobica) in appena sei settimane.

È brutale. I 10 secondi di recupero non bastano a smaltire l’acido lattico accumulato, e ogni serie è più dura della precedente. Ma è anche incredibilmente efficiente: 4-5 blocchi Tabata su esercizi diversi producono un allenamento completo in meno di 25 minuti, riscaldamento incluso.

Esercizi ideali per il Tabata: squat a corpo libero, burpees, mountain climbers, jumping jacks, sprint sul posto con ginocchia alte. Per i principianti, si può iniziare con un solo blocco su un esercizio a basso impatto, come il passo veloce sul posto, aumentando progressivamente nelle settimane successive.

Il Protocollo 30/30 e 40/20: Più Accesso per i Principianti

Per chi si avvicina per la prima volta all’allenamento a intervalli, i rapporti lavoro/recupero del Tabata (2:1) possono essere troppo aggressivi. Il protocollo 30/30 (30 secondi di lavoro intenso, 30 secondi di recupero attivo) o il 40/20 (40 secondi di lavoro, 20 di recupero) offrono un punto d’ingresso più gestibile, mantenendo comunque lo stimolo EPOC e i benefici metabolici.

Questi protocolli sono ideali per costruire la base cardiovascolare necessaria per affrontare gradualmente intensità maggiori. In genere, dopo 4-6 settimane con questi ritmi, si è pronti per ridurre i tempi di recupero e intensificare il lavoro.

Il Protocollo 4×4 Norvegese: Il Preferito dalla Cardiologia

Sviluppato dai ricercatori dell’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia, il protocollo 4×4 prevede 4 intervalli da 4 minuti ciascuno all’85-95% della frequenza cardiaca massima, separati da 3 minuti di recupero attivo a intensità moderata. Durata totale: circa 35-40 minuti.

È il protocollo più usato negli studi clinici su pazienti con patologie cardiovascolari e metaboliche, per la sua efficacia documentata nel migliorare il VO2max, ridurre la pressione sanguigna e migliorare la sensibilità insulinica. Se stai cercando un approccio più lungo ma strutturato, con intensità leggermente meno estrema del Tabata, questo è la scelta scientificamente più solida.


Come Strutturare una Sessione Completa

Una sessione di allenamento a intervalli efficace e sicura si articola sempre in tre fasi. Saltarne una — soprattutto il riscaldamento — è uno degli errori più comuni e più costosi in termini di rischio di infortuni.

Fase 1 — Riscaldamento (5-8 minuti): Il corpo deve passare gradualmente dallo stato di riposo all’attività intensa. Movimenti dinamici come camminata veloce, rotazioni delle braccia, squat lenti, affondi e salti leggeri preparano muscoli, articolazioni e sistema cardiovascolare allo sforzo imminente. Un riscaldamento superficiale prima di uno scatto massimale è una delle cause principali di stiramenti e dolori post-allenamento.

Fase 2 — Blocchi di Intervalli (12-20 minuti): La fase centrale. Alterna i periodi di lavoro intenso — dove spingi davvero, senza risparmiarti — ai recuperi. La percezione della fatica dovrebbe essere alta durante il lavoro (8-9 su 10) e parzialmente recuperata nel riposo (scende a 5-6 su 10, mai a 1-2). Se dopo ogni intervallo ti senti completamente fresco, l’intensità è troppo bassa.

Fase 3 — Defaticamento (3-5 minuti): Fermarsi di colpo dopo un’attività intensa è controindicato: la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna devono scendere gradualmente. Camminata lenta, respiri profondi e stretching statico dei principali gruppi muscolari coinvolti chiudono la sessione in modo sicuro e favoriscono il recupero.

Una sessione completa — riscaldamento, intervalli, defaticamento — dura tra i 20 e i 35 minuti. Non serve di più.


Un Piano per le Prime 4 Settimane

Ecco una progressione pratica per chi vuole iniziare l’allenamento a intervalli senza esperienza pregressa. Tutto a corpo libero, senza attrezzatura.

Settimane 1-2 — Adattamento: 2 sessioni a settimana, almeno 48 ore di recupero tra una e l’altra. Protocollo 30/30 per 10-12 minuti. Esercizi: marcia veloce sul posto, squat lenti esplosivi, passo laterale rapido. Obiettivo: abituare il corpo al cambio di intensità, non esaurirsi.

Settimane 3-4 — Intensificazione: 3 sessioni a settimana. Protocollo 40/20 per 12-15 minuti. Esercizi: squat jump, mountain climbers, jumping jacks. Obiettivo: aumentare il ritmo, portare davvero la frequenza cardiaca all’80-90% del massimo nei periodi di lavoro.

Dalla settimana 5 in poi: si può introdurre il Tabata su uno o due esercizi, aggiungere burpees, aumentare i blocchi di lavoro. Il progresso negli intervalli si misura principalmente dalla riduzione del recupero necessario e dall’aumento della qualità del lavoro, non solo dalla durata.

Una regola fondamentale: mai più di 3-4 sessioni HIIT a settimana, e mai due giorni consecutivi. Il recupero non è un optional — è il momento in cui avvengono gli adattamenti. Senza riposo adeguato, si accumula affaticamento, si aumenta il rischio di infortuni, e i risultati peggiorano invece di migliorare.

Se stai già seguendo un piano di allenamento a casa per principianti — come quello che trovi nell’articolo dedicato su questo blog — l’HIIT si integra perfettamente nelle giornate “cardio” della settimana, completando il lavoro di forza a corpo libero con un stimolo metabolico superiore.


Gli Errori Più Comuni (e Come Evitarli)

Conoscere gli errori tipici prima di iniziare vale quanto un buon programma di allenamento. Questi sono i più frequenti.

Errore 1: Non spingere abbastanza. Il 90% delle persone che “fanno HIIT” in realtà fa cardio un po’ più veloce. I periodi di lavoro devono essere davvero intensi — dovresti sentirti a corto di fiato, non riuscire a parlare, sentire bruciore nei muscoli. Se non è così, l’intensità non è quella giusta e i benefici metabolici sono ridotti drasticamente.

Errore 2: Farne troppo. L’errore opposto ma ugualmente diffuso. L’allenamento a intervalli ad alta intensità è uno stressor potente per il sistema nervoso, muscolare e ormonale. Fare HIIT ogni giorno, o più di 4 volte a settimana, porta rapidamente a sovrallenamento: calo delle prestazioni, stanchezza cronica, maggiore vulnerabilità agli infortuni e, paradossalmente, rallentamento del dimagrimento per effetto dell’aumento del cortisolo cronico.

Errore 3: Saltare il riscaldamento. Passare direttamente dal divano a uno squat jump esplosivo è il modo più efficace per procurarsi uno stiramento. Il riscaldamento non è una formalità.

Errore 4: Aspettarsi risultati senza agire sull’alimentazione. L’allenamento a intervalli brucia grassi in modo efficiente, ma non compensa una dieta disordinata. Per chi sta cercando di ridurre la massa grassa, l’esercizio fisico deve essere accompagnato da un’alimentazione che supporti un moderato deficit calorico. Proteine adeguate (1,6-2 g per kg di peso) aiutano a preservare la massa muscolare e a massimizzare i risultati dell’HIIT.

Errore 5: Non rispettare il recupero tra le sessioni. Il corpo migliora durante il riposo, non durante l’allenamento. Il recupero di 48 ore tra una sessione intensa e la successiva non è una perdita di tempo — è la condizione necessaria perché gli adattamenti avvengano.


Chi Può Farlo e Chi Dovrebbe Andarci Piano

L’allenamento a intervalli ad alta intensità si adatta a una gamma di persone molto più ampia di quanto si pensi comunemente — ma non è adatto a tutti senza eccezioni.

Può iniziare l’HIIT: chi è in buona salute generale, anche senza esperienza sportiva recente (con progressione graduale); chi ha un sovrappeso moderato, purché cominci con esercizi a basso impatto (no salti, sì pedalo o camminata veloce); chi ha già una base di attività fisica e vuole aumentare l’efficienza dei propri allenamenti.

Deve procedere con cautela e supervisione medica: chi ha patologie cardiovascolari diagnosticate o fattori di rischio significativi; chi soffre di problemi articolari alle ginocchia, alle anche o alla colonna vertebrale (in questi casi si privilegiano protocolli a basso impatto su cyclette o nuoto); chi è in fase acuta di recupero da infortuni; le donne in gravidanza o nel post-parto, che devono adattare il tipo e l’intensità degli esercizi.

Per gli adulti over 50, l’HIIT è non solo praticabile ma raccomandato — la ricerca lo identifica come uno degli strumenti più efficaci per contrastare il naturale declino del VO2max legato all’età. La progressione deve essere più graduale e l’attenzione al recupero ancora maggiore, ma i benefici cardiovascolari e metabolici sono documentati anche in questa fascia d’età.


Alimentazione e HIIT: Come Supportare il Lavoro di Intervalli

L’allenamento brucia, ma è il contesto metabolico a determinare se quello che si brucia è prevalentemente grasso o altro. Alcune indicazioni pratiche per ottimizzare i risultati dell’allenamento a intervalli attraverso la nutrizione.

Prima della sessione: un pasto completo dovrebbe essere consumato 2-3 ore prima. Se si allena al mattino presto, uno spuntino leggero ricco di carboidrati semplici (frutta, yogurt) 30-45 minuti prima è sufficiente. Allenarsi completamente a digiuno può funzionare per alcune persone, ma riduce la qualità dello sforzo e non produce necessariamente una maggiore ossidazione dei grassi rispetto all’allenamento con un leggero pasto pre-workout.

Dopo la sessione: la finestra post-allenamento è il momento in cui i muscoli sono più recettivi ai nutrienti. Un pasto contenente proteine (20-35 g) e carboidrati complessi entro un’ora dalla sessione ottimizza il recupero muscolare e la ricostituzione del glicogeno.

Nel resto della giornata: privilegiare verdure, legumi, cereali integrali, proteine magre e grassi sani. Evitare picchi glicemici da zuccheri semplici, che contrastano l’ambiente ormonale favorevole alla lipolisi creato dall’allenamento a intervalli. L’idratazione è fondamentale: le sessioni intense producono una sudorazione elevata, e anche una lieve disidratazione peggiora le prestazioni e il recupero.

Se hai già letto gli articoli su questo blog dedicati alla dieta per il colesterolo alto e ai programmi per perdere peso, troverai che i principi nutrizionali si sovrappongono in modo coerente: un’alimentazione densa di nutrienti, ricca di proteine e fibre, con carboidrati integrali e grassi di qualità, è il contesto ideale non solo per la salute metabolica ma per massimizzare il ritorno sull’investimento di ogni sessione di HIIT.


FAQ

1. Quante volte a settimana è giusto fare allenamento a intervalli per bruciare grassi? Per la maggior parte delle persone, 2-3 sessioni settimanali di HIIT rappresentano il range ottimale. Chi inizia da un livello basso di forma fisica dovrebbe partire da 2 sessioni, sempre con almeno 48 ore di recupero tra una e l’altra. Gli atleti più avanzati possono arrivare a 4, ma non è necessario né consigliabile superare questa soglia per obiettivi di composizione corporea. Il recupero tra le sessioni è parte integrante del programma: è durante il riposo che il corpo si adatta, migliora e brucia il grasso. Ridurre il recupero in nome di “fare di più” è controproducente.

2. È meglio fare HIIT a stomaco vuoto per bruciare più grassi? L’idea che il digiuno prima dell’HIIT massimizzi l’ossidazione dei grassi è diffusa ma non pienamente supportata dalle prove più recenti. Certo, a stomaco vuoto i livelli di glicogeno sono bassi e il corpo tende a ricorrere prima ai grassi come carburante. Ma l’alta intensità dell’HIIT richiede carburante rapido, e allenarsi senza energia disponibile spesso significa non riuscire a mantenere l’intensità necessaria — con risultati complessivi inferiori. Per la maggior parte delle persone, uno spuntino leggero 30-45 minuti prima migliora la qualità della sessione senza penalizzare la lipolisi. Chi si allena di mattina presto può sperimentare entrambe le opzioni e valutare come risponde il proprio corpo.

3. Quanto tempo passa prima di vedere risultati con l’allenamento a intervalli? I primi adattamenti cardiovascolari — cuore più efficiente, minor affaticamento a parità di sforzo, miglioramento del respiro — si manifestano dopo 2-4 settimane. I cambiamenti nella composizione corporea visibili all’occhio (perdita di grasso, tono muscolare) richiedono in genere 6-8 settimane di pratica regolare, abbinata a un’alimentazione adeguata. La velocità dipende da diversi fattori: frequenza delle sessioni, intensità effettiva del lavoro, stato metabolico di partenza e qualità del recupero. Chi parte da una forma fisica molto bassa spesso vede risultati più rapidamente nelle prime settimane; chi è già in forma discreta richiede più tempo perché il corpo ha già adattamenti cardiovascolari di base.

4. L’HIIT è adatto anche a chi ha più di 50 anni? Sì, con le dovute cautele. La ricerca indica che l’allenamento a intervalli è uno degli strumenti più efficaci per contrastare il declino del VO2max legato all’invecchiamento, migliorare la sensibilità insulinica e ridurre il grasso viscerale anche dopo i 50 anni. Il punto chiave è la progressione graduale: si inizia con esercizi a basso impatto (cyclette, ellittica, camminata veloce), intensità del 70-80% invece che al 90-95%, recuperi più lunghi, e frequenza di 2 sessioni a settimana nelle prime settimane. Con questa progressione, i benefici sono documentati e i rischi ridotti. Prima di iniziare qualsiasi programma ad alta intensità, il confronto con il proprio medico è più importante che in qualsiasi altra fascia d’età.

5. HIIT e pesi insieme: si può fare? Come si combinano? Assolutamente sì — è anzi la combinazione più efficace per chi vuole migliorare la composizione corporea in modo completo. L’allenamento con i pesi costruisce e preserva la massa muscolare (fondamentale per mantenere alto il metabolismo basale), mentre l’HIIT massimizza l’ossidazione dei grassi e la salute cardiovascolare. La strategia consigliata dalla maggior parte degli esperti è alternare i due tipi di allenamento: lunedì e giovedì forza, martedì e venerdì HIIT, con almeno un giorno di riposo completo a settimana. In alternativa, si può fare forza prima e HIIT dopo nella stessa sessione, ma in questo caso la qualità del secondo tende a risentirne, specialmente nelle prime settimane. L’importante è non fare HIIT intenso il giorno prima di una sessione pesante di pesi per i grandi gruppi muscolari: il recupero incompleto aumenta il rischio di infortuni.

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